

85. I piani quinquennali e i costi sociali
dell'industrializzazione.

Da: N. V. Riasanovsky, Storia della Russia: dalle origini ai
nostri giorni, Bompiani, Milano, 1993.

Alla fine degli anni Venti Stalin avvi una politica economica
fondata sulla industrializzazione forzata, al fine di superare
l'arretratezza dell'URSS rispetto ai paesi capitalisti. Per
raggiungere tale obiettivo, tutto il sistema economico venne
sottoposto al controllo statale attraverso l'adozione di piani
quinquennali, che stabilivano quanto ogni settore avrebbe dovuto
produrre nel corso di cinque anni. I risultati raggiunti furono
notevoli, soprattutto dall'industria pesante: alla vigilia delle
seconda guerra mondiale l'URSS poteva considerarsi una delle
principali potenze industriali del mondo. Tale rapido sviluppo
ebbe per notevoli costi economici e sociali: la priorit
assegnata all'industria pesante and a svantaggio degli altri
settori, la forza lavoro fu chiamata ad uno sforzo immane con una
mobilitazione di tipo militare, ogni resistenza venne punita con
una durissima repressione, il tenore di vita della popolazione
ebbe un calo notevole. Ne parla nel seguente passo lo storico
russo Nicholas Valenti Riasanovsky, rilevando anche come
l'industrializzazione forzata abbia contribuito a consolidare la
dittatura staliniana.


Una valutazione complessiva dei primi tre piani quinquennali e per
forza di cose questione complessa e controversa [...].I piani
riuscirono effettivamente, e in misura davvero notevole, a
sviluppare l'industria, soprattutto quella pesante, e a
collettivizzare l'agricoltura. Lo scetticismo circa la fattibilit
dei piani, diffusissimo fuori dall'Unione Sovietica, si tramut in
stupore e a volte in ammirazione. Lo ripetiamo: non soltanto la
produzione si accrebbe in misura notevolissima, ma comparvero
settori industriali interamente nuovi, mentre vastissime terre
vergini, ivi incluso l'estremo nord, remoto e arduo, si
affacciarono alla vita economica del paese. Alle forze armate, in
contrasto con quelle zariste, fu assicurata una base industriale
sviluppata con un'ampia gamma di armamenti moderni, il che basta a
giustificare, agli occhi di alcuni autori, i piani quinquennali.
Inoltre, tutta l'enorme impresa fu portata a termine quasi
interamente con manodopera e finanziamenti interni, eccezion fatta
per l'importantissimo contributo di parecchie migliaia di
specialisti occidentali di ogni campo che vennero invitati a
collaborare e per alcuni crediti a breve concessi al governo
sovietico dalla Germania e da altri paesi durante i primi anni
dell'industrializzazione. Da molti considerati una chimera
staliniana, i piani quinquennali si rivelarono una maniera
efficace, ancorch non necessariamente l'unica o la migliore, di
industrializzare un paese relativamente arretrato.
Ma i costi furono spaventosi. Le autorit sovietiche riuscirono a
raggiungere le loro mete solo imponendo gravissimi sacrifici al
popolo e mobilitando il paese in maniera quasi militare in vista
di un supremo sforzo. La stessa terminologia dei piani
quinquennali, con i suoi fronti del ferro o del carbone, le sue
brigate d'assalto, il tambureggiare dei bollettini, era guerresca.
Il lavoro a cottimo divenne d'uso corrente e le differenziazioni
salariali procedettero a passi da gigante. L'enfatizzazione della
competitivit socialista culmin nel movimento stacanovista. Nel
1935 Aleksej Stachanov, un minatore del bacino carbonifero del
Donec, aveva superato del 1400%, stando alle affermazioni
ufficiali, la quota assegnatagli in un turno di estrazione del
minerale, e risultati simili vennero ben presto realizzati da
altri lavoratori in numerosi settori industriali. Premiando gli
stacanovisti, le cui prestazioni derivavano, sia pure in misura
diversa, da miglioramenti tecnici, da enormi sforzi e
collaborazione con i compagni di lavoro, il governo si avvalse dei
loro successi per aumentare le norme produttive generali su un
certo arco di tempo. La gran parte dei lavoratori con ogni
probabilit ebbe a risentire di questa accelerazione dei ritmi -
non mancarono stacanovisti che ci lasciarono la pelle - ma non fu
in grado di rovesciare la tendenza. Dopo la Rivoluzione d'ottobre,
e specialmente negli anni Trenta, i sindacati, ai quali
appartenevano quasi tutti i lavoratori, ebbero la funzione di
agenti dello stato, di cinghie di trasmissione incaricate di
promuovere le direttive statali e di mobilitare a ruota i
lavoratori, anzich di rappresentarne gli interessi e farsi
interpreti dei loro punti di vista. Fra le durezze della vita
sovietica c'erano un'enorme deficienza di beni di consumo e una
disastrosa carenza di alloggi unita a un rigido sistema di
precedenza. La conseguenza fu la fioritura del mercato nero, che 
anzi rimasto parte essenziale del sistema economico sovietico. Le
critiche mosse ai primi tre piani quinquennali - e del resto anche
ai successivi - hanno preso spunto da una burocrazia
esageratamente macchinosa, da una produttivit relativamente bassa
per unit lavorativa e per produzione pro capite, dalla qualit
spesso scarsa dei beni prodotti e da numerose debolezze, e anzi a
volte completi fallimenti, in campo agricolo. E' legittimo
chiedersi se un regime diverso non avrebbe potuto industrializzare
il paese in maniera migliore e con minori sofferenze.
Sofferenze enormi, infatti, risultarono essere una caratteristica
fondamentale dei primi tre piani quinquennali; e, se tutti ebbero
in qualche misura a patirne, taluni settori della popolazione
furono sottoposti a durezze inenarrabili. Uno di essi, cui s' gia
accennato, fu quello dei kulaki e rispettivi familiari; un altro,
in parte ma non del tutto coincidente con quello dei kulaki, fu il
gruppo dei detenuti dei campi di lavoro forzato. [...] Inaugurato
all'nizio degli anni Trenta, il sistema coinvolgeva milioni di
esseri umani alla vigilia della seconda guerra mondiale,
nonostante l'altissima mortalit imperante nei campi. Il lavoro
forzato veniva impiegato soprattutto per la realizzazione di
enormi progetti, come il canale Baltico-mar Bianco e altri, e per
lavori particolarmente duri in condizioni primitive in zone
remote, come per esempio nell'industria del legname e nelle
miniere aurifere.
La grande purga degli anni Trenta contribu a riempire i campi di
lavoro e costitu un altro aspetto fondamentale, ancorch forse
superfluo, dei piani quinquennali. In pari tempo essa contrassegn
lo sterminio da parte di Stalin di tutti gli oppositori o sospetti
tali e la sua assunzione di poteri dittatoriali totali. [...] La
purga vera e propria cominci nel dicembre 1934 in seguito
all'assassinio di uno dei capi del partito che era alla testa
dell'organizzazione a Leningrado, Sergej Kirov, e raggiunse il
culmine fra il 1936 e il 1938. Alla fine la purga acquist
dimensioni enormi, e colp in primo luogo i membri del partito
anzich le guardie bianche o altri residui dell'antico regime,
come era avvenuto nelle precedenti repressioni.
L'assassino di Kirov, indicato come membro dell'opposizione di
sinistra, venne fucilato insieme con un centinaio di presunti
complici, ma rivelazioni fatte al ventiduesimo congresso del PCUS
hanno convalidato il sospetto di certi studiosi che la vera
responsabilit dell'uccisione di Kirov sia, a quanto pare, da
attribuire a Stalin stesso. Segu un'epurazione del partito.
Mentre scomparivano innumerevoli persone, avevano luogo tre
grandiosi processi pubblici, che nel 1936 videro sul banco degli
imputati sedici capi bolscevichi, in particolare Zinov'ev e
Kamenev, nel 1937 altri diciassette e nel 1938 ventuno, tra cui
Bucharin e Rykov. Gli imputati furono accusati di collusione con
Trockij, di cospirazione controrivoluzionaria, di sabotaggio e di
alleanza proditoria con nemici dell'Unione Sovietica all'estero.
Invariabilmente gli imputati confessarono i presunti e
fantasticati delitti e in tutti i casi, salvo quattro, furono
condannati a morte. [...] La purga si diffuse sempre pi, colpendo
in pratica tutte le organizzazioni del partito e i settori del
governo, l'esercito [...] e quasi ogni altra istituzione
importante, non esclusa la stessa polizia politica. Essa tocc il
culmine quando alla testa della NKVD [Narodnyi Komissariat
Vnutrennich Del, commissariato del popolo per gli affari interni,
ministero con funzioni di polizia politica] fu posto Nikolay Ezov
(donde il termine di ezovscina), che resse la carica dal settembre
1936 alla fine di luglio del 1938.
